Il Labirinto dell'Identità

“Non dipingo sul cavalletto. Preferisco fissare le tele sul muro o sul pavimento. Ho bisogno dell’opposizione che mi dà una superficie dura. Sul pavimento mi trovo più a mio agio. Mi sento più vicino al dipinto, quasi come fossi parte di lui, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorarci da tutti e quattro i lati ed essere letteralmente “dentro” al dipinto. Quando sono “dentro” i miei quadri, non sono pienamente consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo un momento di “presa di coscienza” mi rendo conto di quello che ho realizzato. Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l’immagine e così via, perché il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire.”
(Jackson Pollock)
Cos’è l’identità?
Essa è tutto ciò che caratterizza ciascuno di noi come individuo singolo e inconfondibile. 
E’ ciò che impedisce alle persone di scambiarci per qualcun altro. 
L’identità è uno stato di bisogno, ma anche una pretesa sempre insoddisfatta... la nostalgia per una vita più pura e genuina, l’esigenza di un rinnovamento dei rapporti sociali, l’esigenza di un’arte libera e fusa con la vita…
Linee informi e vorticose tendono ad attirare lo spettatore all’interno di un immaginario caotico e impetuoso, nato dal semplice “gesto” della pittura, che tende a smarrire ogni definizione della struttura, innescando nuovi equilibri di rapporti e armonie di ritmo, in modo costante attraverso le quali l’artista recupera la forma e le attribuisce nuovi valori. Ziganoi sembra ricercare punti fermi e atmosfere che rimandano ad una indiscussa ricerca di Identità, suggellando la vita che scorre dentro alle sue tele come il sangue nelle sue vene. È un sentimento, quello di Ziganoi , imprescindibile, un richiamo istintivo ad un mondo interiore troppo prezioso e reale, che egli attraverso la gestualità della sua tecnica, rende sacro come un atto di creazione irripetibile.
E’ palese la sua predilezione per le ampie tele in juta, l’enfasi per superfici particolarmente piatte, ed un approccio a tutto campo, nel quale ogni area della tela viene curata allo stesso modo.
Il ruolo privilegiato dell’inconscio nell’atto creativo, i colori forti, le pennellate dinamiche e la profondità espressiva dei dipinti rievocano una scia dell’espressionismo astratto, tanto chiara soprattutto nella esecuzione dell’opera stessa, in cui la tela posta a terra viene dipinta lasciando colare o facendo gocciolare il colore dall’alto direttamente su di essa.
A questo punto della sua produzione Ziganoi intende trasfigurare, sconvolgere, ma anche mettere in discussione ancora una volta la sua “artisticità”, il suo modo di “fare pittura”; attraverso il passaggio da una pittura ad olio, che caratterizzò la sua prima produzione, arrivando oggi ad utilizzare il colore acrilico come mezzo di espressione e strumento di rivelazione
dell’opera compiuta.
Questo passaggio si legge soprattutto in tre delle opere in mostra ovvero in Passioni e Ossessioni, Fusion e Combinazioni geniche, che sono un misto di pittura ad olio e schizzi energici di pittura acrilica; mentre rimane La Vampa, l’unica opera, presente in mostra, con tecnica ad olio su tela.
L’analisi pittorica di Ziganoi adesso trova forza in mille stimoli impulsivi, scattanti, a volte irriverenti che sono il frutto di un universo di suggestioni disuguali, come la gioia e il dolore, l’armonia e il conflitto, la presenza e l’assenza, la vita e la morte.
In Pensavo che fosse un angelo, è possibile notare questa dualità di interpretazione, tanto che il titolo dell’opera, a detta dell’artista, è forse il meno adatto a rivelare la vera essenza di essa, in quanto si fa solo riferimento al ricordo di una apparizione angelica quasi inaspettata, senza fare neanche presupporre al contrario l’esistenza di un parto, ricordo della vita che inizia, suggerito ancor di più dalla infiorescenza, tinta di un colore giallo intenso e brillante, posta in alto al centro della raffigurazione, che ci rivela il racconto della vita e della morte, presenti sempre in ognuno di noi.
Ziganoi con Delitto imperfetto, quadro centrale di tutta la collezione, rivela allo spettatore il mondo mistico e spirituale riguardante il tema della crocifissione; completandone in più la disposizione attraverso altri due quadri, ovvero I battiti dell’angelo e L’Annunciazione, che accostati ad esso ne compongono un vero e proprio trittico religioso.
In Voglio tenerti per mano, l’artista mostra una mano che non è tesa all’appiglio ma solamente disponibile a trasportare ed accompagnare…
Il primo concetto che potrebbe venire alla mente di chi si trova davanti a Rewind, è quello del colore che improvvisamente si espande quasi ad uscir fuori dagli stessi margini della tela, invece siamo a diretto contatto con un processo inverso, quello di una “implosione”, un modo per tornare indietro e riordinare le cose, rimettendole al loro posto, fino a poterne variare il loro destino.
E Ziganoi dice: “A volte si cancella l’identità di chi ti sta accanto, si dubita della propria e tutto viene distorto e confuso. Dove l’immaginario si sovrappone alla realtà, si varca la soglia dello smarrimento e ci si introduce con disinvoltura nel labirinto dell’identità.”
Arianna Biondo
Giugno 2009