La Mente e le Immagini 28 marzo - 6 aprile 2008

Centro Culturale Biotos via XII Gennaio 2 – Palermo

Ziganoi è lo pseudonimo di Ignazio. La pittura è la mia“ricreazione”, la mia pausa dal quotidiano. Un gioco che nasce primitivo tre metri sotto terra in un garage senza spazi ispirativi ma con occhi colmi di immagini. E così un chiuso sotterraneo diventa l’accesso all’infinito e luminoso mondo della creatività. Nell’universo segreto La pittura è più forte di me mi costringe a dipingere come lei vuole. Pablo Picasso Tonalità intense, personali, suggestive, definiscono linee, soggetti, universi. Rievocano racconti generati in balia di autentiche emozioni, scaturiti dal rapimento dell’istante. Il colore è protagonista, si unisce, si mescola in tutte le sue sfumature, prendendo la forma suggerita dalla mente. Sono immagini interiori, surreali, dettate da una realtà sensibile profondamente interiorizzata. Ziganoi trasla sulla tela il suo cosmo nascosto, rivelandolo entro un labirinto colorito e nei personaggi surrealmente raffigurati. È un sonno ipnotico, dove il mezzo pittorico è forma di riflessione di quello che l’esistenza in divenire offre. Si tratta di un nucleo riservato che sottende le intime percezioni di un sentire all’interno del proprio silenzio. La ricerca pittorica trova espressione in una propria duplicità, compiuta nell’astrattismo della forma, e nella simbologia di personaggi illusoriamente reali. Un universo in cui le immagini sono esteriorizzazioni pittoriche, narranti etereogenee tematiche. Concetti universali che coinvolgono la sfera umana. Con Venti di guerra o Palestina, l’autore con una pastosa coloristica narrazione, dischiude una parentesi storicamente e politicamente riflessiva, simbolizzata in un circuito di forte intensità coloristica. L’impiego di tinte violente sottolinea la tragicità, trasmettendo l’affanno storico di questioni globalmente considerevoli. La produzione figurativa appare invece intimistica. Le immagini, per Ziganoi specchio dell’anima, rappresentano la chiave di lettura del personale mondo dell’autore. La figura non è mai assolutamente delineata, propende nel lasciarla ancorata ad un mondo onirico-surreale. Luoghi popolati da corpi nudi, da volti che sovrapposti emergono da emisferi segreti, sguardi immobili, fissi in un vuoto, animati da un’insoddisfazione per il mancato raggiungimento di appagamento. Tanti occhi in preda ad una sfrenata bramosia, bloccati in un moto espressionista, nel quale loro soggetti, imprimono di sé l’oggetto. Una glacialità fisica che si riversa in un asettico piglio, completamente serrato per coloro che si interrogano analizzandoli. La centralità del lavoro di Ziganoi è imperniato sulla ricerca della figura femminile, scandagliata in tutta la sua interezza. Le sue donne, attrici del suo universo pittorico, sono presenti nella loro marmorea nudità, come delle donne-cariatidi, o aleggiano con la loro anima, come visione emersa da un fondale di tinta corposità. Nella classicità assoluta è la musa dalla quale si origina la forma. Una donna inarrivabile, immobile sul piedistallo dell’immaginazione, conscia che tutto orbiti attorno a lei, e che ogni cosa da lei tragga origine. Appare a volte quasi una regina sprezzante vestita della sola voluttuosa sensuale semplicità, schiaccia l’uomo, che soccombe ai suoi piedi, consacrandone la supremazia. Infine la tensione erotica uomo-donna, che attraversa il percorso creativo, trova sublimazione in un voluttuoso circolare e confuso abbraccio, sino a confondere le proprie fisionomie. Diviene una fusione di forma, colore e significato. Non è un raggiungimento di perfezione, ma di equilibrio. Una mancanza di euritmia compositiva cercata dall’artista, e sottolineata nei volti deformati in una incorporazione emotiva, viene ricondotta ad un lirismo viscerale. Il figurativo in Ziganoi non si esplica mai in realismo, ma rimane saldamente ancorato ad una intima concretezza percettiva. Così i suoi personaggi somigliano a teatranti con indosso una maschera, possessivi della loro vera identità. Mettono in scena la commedia della vita, di un’esistenza artefatta, nella quale nessuno è disposto a mostrare la vera essenza. Quella di Ziganoi è una pittura interiore, che nasce dalle proprie viscere, si nutre delle proprie emozioni e trasmette le proprie sensazioni con l’occhio della mente.

A cura di Laura Di Trapani
aprile 2008.