Ziganoi è uno pseudonimo. Nasce sulle sponde del Mediterraneo circa mezzo secolo fa e vive a Palermo. La pittura è la sua “ricreazione”, la sua pausa dal quotidiano. Un gioco che nasce primitivo tre metri sotto terra in un garage senza spazi ispirativi ma con occhi colmi di immagini. E così un chiuso sotterraneo diventa l’accesso all’infinito e luminoso mondo della creatività. (di Ziganoi)

L’esperienza dell’artista Ziganoi si è sviluppata, nel corso di due decenni, in ambiti diversi, definendo un profilo certamente eclettico, in grado di misurarsi con “possibilità” abitualmente viste come differenti, ma da lui vissuti come equivalenti. L’Arte di Ziganoi è Ziganoi, un continuum tra essere e arte, un logos ossimoro nel quale l’identità dell’uomo convive con l’umanesimo dell’artista in una pluralità di punti di vista.
Se i suoi esordi di pittore si collocavano in un sapiente erotismo raffigurativo, in cui le figure femminili e la natura predominano, dense di emotività, ora la sua produzione si muove nell’ottica del recupero di una dimensione più essenziale in cui il protagonista è il Colore.

I lavori raccontano una storia che mette in scena un universo narrativo e sintetico dove i colori si trovano ad essere oggetto libidico. I colori “inquietano” Ziganoi e, al contempo, tendono ad acquisire una “disciplina irrazionale”, semantica e sensoriale, fino a guidare l’Artista. Ziganoi rinuncia alla potenza dei colori quando sente a rischio lo spazio bianco della tela: e così a volte ricorre al bianco e al nero, solo apparentemente un linguaggio involutivo. (di F. Spataro)

Ziganoi: viaggia..non solamente in luoghi fisici… ma soprattutto interiori: attraversa i meandri della mente, sfiora le corde dell’anima, si rifugia negli angoli del cuore ... per dar sfogo alla sua arte, per mettere su tela la sua sconfinata interiorità, il suo mondo lontano da tutti... da tutto, per rappresentare ciò che lo fa essere Ziganoi: la sua inquietudine, “motore immobile” che lo porta a scavare, a distruggere e ricostruire, a morire e far rinascere. Inquietudine che si traduce in colore, tratto, schizzo, esplosione, vita su tela. In questo trova conforto Ignazio, l’altra faccia di Ziganoi. Un’urgenza la sua che lo porta a saziarsi e a trovare ristoro nel colore, mezzo di traduzione del suo sentire: sensualità, religione si fondono nelle sue opere con estrema naturalezza senza scadere per questo nell’anacronismo, perché è questo Ziganoi: il sacro e il profano, il dolce e l’aspro, la luce e le tenebre..tutte sfumature queste che donano corpo fibra e profondità ad un artista “toto corda” che non vive di tela pennelli e colori, ma vive di profumi, sensazioni tattili, visive, olfattive, dell’animo che assumono corpo e prendono vita nelle sue opere. (di M. Lattuca)

Il pensiero si fa segno, cerca il colore, ricerca una sua rappresentazione. La parola e il segno si fondono così, in una trama di rimandi a un mondo interiore, a un'analisi dell'esterno, ai simbolismi della psiche umana, alla vita dell'autore stesso. La superficie bianca della tela incornicia al suo interno elementi simbolici, elementi di una comunicazione.

Ziganoi costruisce diversi, tanti microcosmi, contenitori di caratteri, di pensieri, di emozioni, di visioni. Un'alternanza di vuoti e pieni, sapientemente costruiti, in un cortocircuito tra forme espressive di parole non dette e immagini di cromie. C'è dietro una costruzione di una dialettica della pittura, del dialogo del colore, con un invisibile filo che lega la terra al cielo. Che inserisce l'essere umano con la sua mente curiosa nell'universo che abbraccia e che convoglia. È una logica simbolica, dove il simbolo che nel colore è segno, racconta di parole che sono rappresentazioni della nostra mente. 

La forma estetica che predilige l'astrattismo, è in realtà segno presentato come principio strutturale del fatto artistico. E' una possibilità esplorativa da molteplici punti di vista di quella realtà propria della pratica umana che è comunicazione. Il segno/parola travalica il significato, lo esplora sotto altra forma. Destruttura il lessico per ricomporlo, offrendo nuove possibilità interpretative. E' un percorso di linguaggi dove non vi è un ordine, una gerarchia tra i diversi strati comunicativi, se non negli occhi di chi guarda.

Il percorso può essere anche inverso, dall'alto in basso, da destra a sinistra o esattamente seguendo un ordine inverso. Un sovrapporsi di piani di lettura, di linguaggi, l'immagine deve trascinarti dentro. Un interpretare e rivivere le cose in un'architettura interiore che diventa architettura soggettiva dei vari piani interni all'immagine stessa. Segni rubati alla vita, al mondo, al pensiero umano, che l'uomo/artista lascia come racconti.

Il segno nasce nel contemporaneo ma contiene in sé il passato e quello che sarà nel futuro in una visione ciclica che si espande in ogni senso, in quella circolarità progressiva che tocca l'essenza intima del pensiero.

(di Laura Francesca Di Trapani)