ZIGANOI 2014

 
BOBEZ arte - 14 febbraio 2014
 
 
 
…apposta parlo di segni. Li potrei fare anche sulla carta, nel mare, ma sarebbero tutti voluti, quindi tutti falsi. A me interessano i segni che fa l'uomo senza saperlo, ma senza far morire la terra. Solo allora hanno un significato per me, diventano emozione. In fondo fotografare è come scrivere: il paesaggio è pieno di segni, di simboli, di ferite, di cose nascoste. E' un linguaggio sconosciuto che si comincia a leggere, a conoscere nel momento in cui si comincia ad amarlo, a fotografarlo. Così il segno viene a essere voce: chiarisce a me certe cose, per altri invece rimane una macchia.
Mario Giacomelli
 
 
 
Il pensiero si fa segno, cerca il colore, ricerca una sua rappresentazione. La parola e il segno si fondono così, in una trama di rimandi a un mondo interiore, a un'analisi dell'esterno, ai simbolismi della psiche umana, alla vita dell'autore stesso.
La superficie bianca della tela incornicia al suo interno elementi simbolici, elementi di una comunicazione.
Ziganoi costruisce diversi, tanti microcosmi, contenitori di caratteri, di pensieri, di emozioni, di visioni. Un'alternanza di vuoti e pieni, sapientemente costruiti, in un cortocircuito tra forme espressive di parole non dette e immagini di cromie.
C'è dietro una costruzione di una dialettica della pittura, del dialogo del colore, con un invisibile filo che lega la terra al cielo. Che inserisce l'essere umano con la sua mente curiosa nell'universo che abbraccia e che convoglia.
È una logica simbolica, dove il simbolo che nel colore è segno, racconta di parole che sono rappresentazioni della nostra mente. 
La forma estetica che predilige l'astrattismo, è in realtà segno presentato come principio strutturale del fatto artistico. E' una possibilità esplorativa da molteplici punti di vista di quella realtà propria della pratica umana che è comunicazione. Il segno/parola travalica il significato, lo esplora sotto altra forma. Destruttura il lessico per ricomporlo, offrendo nuove possibilità interpretative. E' un percorso di linguaggi dove non vi è un ordine, una gerarchia tra i diversi strati comunicativi, se non negli occhi di chi guarda.
Il percorso può essere anche inverso, dall'alto in basso, da destra a sinistra o esattamente seguendo un ordine inverso. Un sovrapporsi di piani di lettura, di linguaggi, l'immagine deve trascinarti dentro. Un interpretare e rivivere le cose in un'architettura interiore che diventa architettura soggettiva dei vari piani interni all'immagine stessa.
Segni rubati alla vita, al mondo, al pensiero umano, che l'uomo/artista lascia come racconti.
Il segno nasce nel contemporaneo ma contiene in sé il passato e quello che sarà nel futuro in una visione ciclica che si espande in ogni senso, in quella circolarità progressiva che tocca l'essenza intima del pensiero.
 
Laura Francesca Di Trapani