{"id":714,"date":"2020-12-22T15:00:33","date_gmt":"2020-12-22T14:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ziganoi.it\/lumanogioco\/?page_id=714"},"modified":"2020-12-22T15:16:18","modified_gmt":"2020-12-22T14:16:18","slug":"dentro-il-mio-occhio-il-gioco-aldo-gerbino","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ziganoi.it\/lumanogioco\/dentro-il-mio-occhio-il-gioco-aldo-gerbino\/","title":{"rendered":"Dentro il mio occhio, il gioco &#8211; Aldo Gerbino"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row padding_top_multiplier=&#8221;3x&#8221; padding_bottom_multiplier=&#8221;3x&#8221; columns_gap=&#8221;none&#8221; mobile_visibility=&#8221;hide&#8221;][vc_column content_width=&#8221;65&#8243; horizontal_content_position=&#8221;center&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;2\/3&#8243; vertical_content_position=&#8221;bottom&#8221;]<h1 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h1\" style=\"\"><span>Dentro il mio occhio,\u00a0il gioco<\/span><\/h1><h2 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h2\" style=\"\"><span>di <em>Aldo Gerbino<\/em><\/span><\/h2>[\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<p class=\"citazione\" style=\"font-size: 10px; text-align: left;\"><em>Rotondit\u00e0 canora dei miei sensi, senza alti n\u00e9 bassi,<\/em><br \/>\n<em>come le immagini pastose di quelle VELE fatte per na-<\/em><br \/>\n<em>vigare tutte dentro il mio occhio<\/em><br \/>\n<em>(e nei fiori variopinti del cervello)<\/em><br \/>\n<em>[Guglielmo Jannelli, da L\u2019arcobaleno dei miei sensi, 1926]<\/em><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner]<div class=\"eut-empty-space eut-height-2x\" style=\"\"><\/div><h3 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h3\" style=\"\"><span>Un quadro d\u2019insieme<\/span><\/h3>[vc_column_text]Il cromodinamismo insito ed espungibile dalle <i>Optische Poesie<\/i>, nutrite dall\u2019intelletto pluri-immaginifico dell\u2019<i>extravagante<\/i>, quanto fantasioso precursore, il tedesco Oskar Fischinger (1900-1967), sembra inconsapevolmente raccolto dalla struttura segnica di Ziganoi (alias Ignazio Cammalleri). Egli si accosta a tale dispositivo intellettuale con la sua circolarit\u00e0 di marchi, di efflorescenze pigmentarie, d\u2019involucri e intrecci, tutti oggetti visivi pensati in movimento e che non soddisfano a pieno, o almeno non acquietano, il suo <i>furor<\/i> creativo; una tensione del \u2018fare\u2019 capace di consegnarci una continua, non aggressiva, fisiologia germinante. Un bergsoniano <i>\u00e9lan vital<\/i> indirizzato verso un\u2019ossessivit\u00e0 dell\u2019espressione geneticamente connaturata, dedicata a quella cifra esemplare aderente alla linea, ad una geometria \u2013 potremmo dire con toni declamatori \u2013 straziata dal tentativo volto ad una possibile agenesia della forma, bench\u00e9 essa sia destinata ciclicamente a ritornare. Linee, attraversamenti, intrecci, stie, spezzature, fanno della visione di Ziganoi il suo substrato di solidit\u00e0, una vitale giustificazione proprio in virt\u00f9 di quel custodire, riconsegnare \u2013 nel suo percorso evolutivo \u2013 l\u2019icona collocata sulla soglia di riflessione: esemplare sponda su cui disporre gli anni di un faticoso processo maieutico.<\/p>\n<p>I magnetismi rilasciati da quest\u2019artista sembrano guidarci verso la necessaria perentoriet\u00e0 del gesto e, non a caso, della sua componente ludica, in una sorta di imbrigliamento del flusso operativo, in quelli che sono i punti giunzionali di ogni inequivocabile quotidiano conflitto, sempre alla ricerca di un bilanciamento naturale legato alla dimensione delle cose, e, contemporaneamente, al fragile temperamento che le cose, a modo loro, ci restituiscono. Una visione che incontra, almeno per alcuni aspetti e in modo tangenziale, quel \u201cRacconto la societ\u00e0 con la casa, la famiglia\u201d \u2013 dichiarazione di poetica dello spagnolo Mateo Mat\u00e9 (Galleria Nazionale di Roma, 2020) \u2013 dove si parla di \u201cnazionalismo domestico\u201d, anti-globalizzante, in cui si riflette e s\u2019irraggia comunque il desiderio di un\u2019interezza sociale, senza obliare le identit\u00e0, per una civilt\u00e0 intinta in quello smalto tolstoiano del villaggio\/mondo. Ed anche, e non potrebbe essere altrimenti, Ziganoi racconta di un ordine parallelamente mosso e articolato in quella geocultura del quotidiano in cui la materia, di cui son fatte le cose che ci circondano, ci viene consegnata, parcellizzata, nella caldaia comune della sostanza, ricca di quelle parole delle quali ci serviamo al fine di un riconoscimento, d\u2019una possibile attrazione sentimentale.<\/p>\n<p>D\u2019altronde \u00e8 Takis Varvitziotis a rilevare, in un suo verso tratto da <i>I fili della Vergine<\/i>,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>come \u00abnoi nominiamo le cose per salvarle dalla morte\u00bb; in tale maniera queste evenienze sono, soprattutto, il tentativo di rileggere il riflesso degli oggetti, a volte veri e propri fossili della civilt\u00e0 domestica, accogliendo proprio da essi gli interrogativi, gli enigmi che persistono nelle nostre azioni. Un intreccio capace di compensare il nostro linguaggio, nel ricostruire e rilevare l\u2019archetipo che sottost\u00e0 a ogni gesto, ad ogni macchina che produciamo e che traduce gli oggetti in pr\u00f2tesi delle nostre mani, del nostro stesso pensiero, modificando ed estendendo la qualit\u00e0 del nostro sensorio.<\/p>\n<p>Il percorso attuale di Ziganoi apre tutti i versanti della sua ricognizione nella continua pratica del mondo accessibile, e, allo stesso tempo, indagandolo nell\u2019astrazione, in quel suo intrigo soltanto in apparenza solitario.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Tale suo mondo della rappresentazione si dispone quale sostanza primaria che ha fatto della percezione la propria ragione creativa. Il cammino affrontato sembra condurlo verso approcci sinestetici tra terra e spazio, accompagnati dall\u2019avvolgente rullio del piano comportamentale. C\u2019\u00e8 da notare come il paesaggio degli oggetti, nelle plurime morfologie di Ziganoi, si relazionino lentamente con una costruenda poetica nella quale, abbandonando le linee che furono storicamente della \u201cnuova figurazione\u201d, e con un sollecito attingere ai moduli pertinenti della frammentazione del simbolo e soprattutto dell\u2019astrazione gestaltica, si rivelano come percorsi indefettibili, proprio in virt\u00f9 dell\u2019impegno primario della loro dinamica interiore. Condizioni, queste, che sono sostenute dall\u2019intensit\u00e0 consapevole di tracciati, e di quell\u2019affollarsi dei corpi geometrici articolati, particolarmente, anche nella loro essenziale qualit\u00e0 tonale. Un procedere che insiste sulle sue necessarie visioni, le quali, sempre pi\u00f9 vanno qualificando un personale linguaggio posto al servizio d\u2019una ricorrente immagine poetica. I segni di tale forza, riversata nel diorama delle proprie invenzioni (e fuori dalla logica descrittiva), connotano figure capaci di affidarsi alla conflagrazione dei vari elementi del postmoderno per quel tanto che si renda sufficiente a prendere distanza dallo stereotipo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Su tale versante si registra uno spessore pittorico arricchito dalla cultura figurativa di base, non obliata, n\u00e9 tanto meno deplorata, per quel mantenere nella dovuta considerazione le puntuali emersioni iconiche che puntellano il proprio destrutturato linguaggio. Per Ziganoi ci\u00f2 si pone come crescita del suo lessico sempre ben nutrito dall\u2019osservazione riflessa dal mondo visionario, poi sceso nelle fratture impervie della realt\u00e0, tanto che in ogni momento esso ci appare quale condizione emozionale, empatica: una costante utile presenza al progredire del proprio registro comunicativo. Il desiderio di avvertire e potenziare l\u2019abbandono delle effigi, pur trattenendo a s\u00e9 il senso raffigurativo, certo meno intimo delle cose, gli consente di ricodificare la ricerca pi\u00f9 attuale della sua pittura. In queste tele, in queste sue carte, fluisce senza interruzione la proiezione della sostanza dell\u2019agire e dello stare in cui, appunto: il luogo, la casa, l\u2019ambiente pi\u00f9 prossimo al vissuto giornaliero circondano e coinvolgono la storia personale, la memoria, tutte quelle prensili esigenze rese attive dalle sostanze del vivere e dalla volont\u00e0 di una energica rappresentazione.<\/p>\n<p>Queste proiezioni sprigionate nelle atmosfere dell\u2019<i>\u00f3ikos<\/i>, ma non per questo meno avvinte alla tangibilit\u00e0 della terra, si materializzano nel gioco dei colori, con la vivacit\u00e0 impulsiva mescolata, e non sottratta, ad un nervoso \u2018tattilismo\u2019 disperso tra il nostro corpo e il tracciato dei viluppi cromatici; esse per altro affollano la materia senza soffocarla, infarcendola con i lembi gioiosi della realt\u00e0. Ci si attesta in quell\u2019ambito offerto dall\u2019attrito che d\u2019improvviso si elide nell\u2019incontro delle luci, percependo quanto, in un <i>continuum<\/i>, gi\u00e0 viva in noi. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In questo cerchio di possibilit\u00e0 espressive maturate nel lavoro di Ziganoi, prende corpo la sua odierna ricerca, dipanata da un involucro che attinge con le sue radici al mondo dell\u2019infanzia e a quel format della fanciullezza perenne che trova alimento durante il corso dell\u2019esistenza, in ogni momento e in ogni luogo. Una costante tensione affiancata, indefettibilmente, alla natura del segno raccolto e aggrumato nella sua pienezza polisemica, sospinto da uno spontaneo vigore affinch\u00e9 possa essere sotteso in una cerniera di moduli compositivi disposti per atemporali ambienti domestici, o nello scorrere di un\u2019introspezione spirituale. In questi luoghi creativi la geometria si trasforma in ritmo, abbandona l\u2019urgenza ornamentale, anzi la sfalda, la sopprime, a volte la dilata o le assegna un\u2019amplificazione inaspettata. Una rappresentativit\u00e0 della forma tradotta e vestita dell\u2019idea dell\u2019<i>umwelt<\/i>; affinch\u00e9 venga mostrata nel suo viluppo di sollecitazioni percettive sfociate, pi\u00f9 che nel contrasto dei pigmenti, nell\u2019interfaccia di linee e segni risoluti. Tali elementi si compattano in assemblaggi di corpi confinanti: oggetti che protrudono dalla memoria, dall\u2019idea del tatto, dall\u2019olfatto, dai sensi poich\u00e9 esse stessi appaiono come materia ineffabile dell\u2019esistenza.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Sono segnali rilevabili in spaziali e attorte linee, in rettangoli sfumati, in cerchi, nell\u2019esuberante flessione di colori essenziali, nell\u2019eterea disposizione di emotivit\u00e0 ottica nella quale il dominio par essere legato alla disposizione casuale, insubordinata alla stessa ragione e, pur \u2018essa stessa\u2019, ragione di un ordine coscienziale perentorio. Eppure tale disposizione di materiali iconici, offerti allo sguardo e alla mente, matura con lentezza in simboli ornamentali, ma di un ornamento affiliato all\u2019atmosfera del momento, senza particolari edulcorazioni, senza affettate disponibilit\u00e0 della composizione. Il tutto diventa allora denominatore comune della molteplicit\u00e0 del visibile, forme evocate da un vissuto armonico e speziato dalla leggerezza linguistica; una centralit\u00e0 d\u2019immagini votate all\u2019intima riflessione, spiralizzate e attratte dall\u2019insistito quanto ordinato mulinello dei desideri, dei ricordi, in un certo senso da un vago sapore nostalgico.<\/p>\n<p>In tale succo non manca agli oggetti la possibilit\u00e0 di trasformarsi da icone in simboli (nell\u2019accezione di Peirce), per poi arricchirsi, grazie alla loro iterazione di scritture a volte asemiche, in stimolanti \u2018non sense\u2019 capaci di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>autogenerarsi. In tale complesso sistema il gioco si fa allora pi\u00f9 probante alla propria ricerca figurativa, mai assorta su se stessa, bens\u00ec si apre a soluzioni dinamiche capaci di stravolgere lo scenario rappresentativo.[\/vc_column_text]<div class=\"eut-empty-space eut-height-2x\" style=\"\"><\/div><h3 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h3\" style=\"\"><span>Percorsi<\/span><\/h3><h4 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h4\" style=\"\"><span><em>Ritmi e asemie<\/em><\/span><\/h4>[vc_column_text]Col differenziarsi del percorso creativo, Ziganoi attinge ad una istintualit\u00e0 diremmo pascoliana, in quanto abbandonata a schemi d\u2019azione totalmente immersi nella dimensione fanciullesca, nella ricostruzione della memoria accesa col fuoco della curiosit\u00e0 e che insiste sul piano della conoscenza elaborando delle strategie votate<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>all\u2019azione. In tale gestualit\u00e0 si esprime e si comprime la parte primaria del percorso di Ziganoi, il suo procedere che insiste sulla condensazione di figure euclidee \u2013 il quadrato il triangolo \u2013 le quali vengono infisse sulle superfici per<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>supporti variabili: dalle tele alle tavole ai tessuti, riconoscendo, nella molteplicit\u00e0 delle materie, una necessaria espressione del registro tattile e visivo. Tali simboli geometrici si attestano su altri segni di arresto: punte di frecce, cerchi impropri che riportano ad una linguistica biologica in cui le icone raccontano di una identit\u00e0 specifica, di una narrazione della loro genesi e della loro capacit\u00e0 di metamorfosare. Altre volte, a poco a poco, tali elementi si vanno come screpolando, disgregando. Allora le linee s\u2019intersecano, si frammentano, creando grovigli, agglomerati, agglutinazioni ora di colore ora di segmenti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La geometria diventa, quindi, il frammento, il coagulo, perpetuandosi in un\u2019esigenza di astrazione gestuale (in quella vasta area novecentesca dell\u2019 \u201caction painting\u201d che ancor oggi riflette i suoi bagliori) e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>imprimendosi nel testo primario del racconto pittorico. Altre volte le linee si aggregano in un quaderno di sottili e insistenti tralicci: una tessitura o una pettinatura monocromatica alternata ad agglomerati pigmentari in cui i colori di base si fanno pedana essenziale alla stabilit\u00e0 del vissuto pittorico. In altri casi questo suo tardivo e ricreato espressionismo astratto si va addensando in grosse zolle cromatiche compattate, quasi emergenti dalla tela, impossibilitate alla fuga, ma non per questo limitate nel loro progetto evoluzionistico, giacch\u00e9 Ziganoi, ora ci dice della frammentariet\u00e0 di tali morfologie, destinate a trascorrere tempi e modi legati all\u2019istinto esacerbato per un orizzonte sempre in <i>progress<\/i>. In altri momenti di questa fase incipitaria e, allo stesso tempo, d\u2019<i>imprinting<\/i>, proprio nell\u2019approccio determinante del suo tragitto creativo, i segni si ipertrofizzano, diventano corpose virgole cromatiche, per assestarsi su paesaggi linguistici asemici che, ora col colore blu ora col rosso, trascrivono pagine in cui il significato scorre sul filo dell\u2019atonia, del respingimento di ogni proporzione logica, lasciando il tutto ad una collocazione mentale a carattere archetipico attinta dal caos. Un\u2019asemia che produce, comunque, argomenti su cui destinare la propria dimensione futura del dipingere.[\/vc_column_text]<div class=\"eut-empty-space eut-height-1x\" style=\"\"><\/div><h4 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h4\" style=\"\"><span><em>Morfologie plurime<\/em><\/span><\/h4>[vc_column_text]La dimensione intermediaria che connette il lavoro precedente alla ricerca che segue, si configura in un attestato di lingua e pigmenti costituito e rafforzato da un paesaggio insistentemente euclideo, un ribaltamento delle tessiture ancor pi\u00f9 con zolle geometriche come disidratate, incrociate, pronte a costituire, anche con la presenza di forme tubulari, aspetti di composizione eterogenea e alla ricerca di un rinnovato assetto dinamico.<\/p>\n<p>Un comparto espressivo in cui viene denunciata da Ziganoi la continua e attenta riflessione sulla forma e sulla sua dissoluzione, nonch\u00e9 sulla sua ricostituzione arricchita da nuovi suggerimenti, di ulteriori ornamenti ceduti, nella forma di apparizioni, allo spazio visivo e poi ricatturati.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>[\/vc_column_text]<div class=\"eut-empty-space eut-height-1x\" style=\"\"><\/div><h4 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h4\" style=\"\"><span><em>Divertissement. Gioco umano<\/em><\/span><\/h4>[vc_column_text]Uomo, animali, oggetti ora son pronti ad una convergenza interattiva, a molteplici intersezioni, e questo recente processo assaporato dall\u2019Autore riconosce come meccanismo propulsore il <i>ludus<\/i>, l\u2019assunzione di un magnetismo affidato al <i>divertissement<\/i> volto ad una funzione liberatoria, quasi terapeutica. Il catalogo \u00e8 vario, vorticosamente affollato di grafemi, figurine dal gusto informale, miniaggregati di lettering, forme zoomorfe in un\u2019esecuzione infantile, simbolicamente efficaci, funzionali alla creazione di una vera e propria camera della fantasia in cui il gioco costituisce il concime attivo, dinamico dello sviluppo per una cognizione sempre pi\u00f9 avanzata sul valore della conoscenza, sul significato della percezione. Tra segni diacritici, grafemi, allografi, abbozzi e schizzi, emerge un\u2019accennata grafematica che ci riporta anche ad una pur vaga paesaggista fonica, simboli matematici di Harriot, tocchi botanici, interpunzioni. Un tutto che trova la sua origine, ancora come in precedenza, da un caos primitivo, raccolto in una visiva \u2018vita organica\u2019, ora dentro <i>silhouette<\/i> antropomorfe o di oggetti abbozzati e disposti in accennate nature morte poste sopra metafisiche superfici, fino a stilizzarsi in minuscole fiammelle dai contorni umani o in tremuli candelabri appena immersi in una sostanziale fluidit\u00e0. Poi, di colpo, con il procedere della ricerca, ogni cosa s\u2019irrigidisce similmente ai processi di organicazione, come se l\u2019artista incorporasse elementi chimici nuovi favorendo nei suoi lavori una pi\u00f9 evidente e materiata trasformazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ed ecco che i piani morfologici si arricchiscono di una visibilit\u00e0 perentoria: ritornano i segni gi\u00e0 osservati, ma disposti in un piano spaziale geometrico, come cristallizzato, dai colori marcati, contrassegnati da evidenti interpunzioni e incomplete forme euclidee. Ma il gioco non si esaurisce: i piani, prima accennati, ora si caricano di fiocchi puntiformi, granulazioni, ridotte forme bastoncellari dimodocch\u00e9 ogni simbolo possa navigarvi all\u2019interno; essi si scontrano, interagiscono, creano una sorta di manifesto globale ridiventato una icona, una traccia che afferma una rinnovata poetica, un ludico approdare in un gioco umano incapace di arrestarsi mentre lampeggiano immagini di piumati esserini volanti, masse dense di materiali astratti, indecifrati frammenti cosmici. Un ammiccare, senza tradire il mandato espressionistico, all\u2019impronta pubblicitaria, ai messaggi legati all\u2019emoticon, in una tipologia di segnali che oggi popolano globalmente il cosmo digitale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span>[\/vc_column_text]<div class=\"eut-empty-space eut-height-2x\" style=\"\"><\/div><h3 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h3\" style=\"\"><span>Corollari<\/span><\/h3>[vc_column_text]Il desiderio incoercibile di libert\u00e0 che caratterizza il segmento pi\u00f9 attuale del lavoro di Ziganoi sembra centrato sull\u2019impulso di affrancarsi da ogni imperio atto a costringere il movimento espressivo, l\u2019incapacit\u00e0 a sopportare, come in <i>Paint the peoples, Nudes and Raw<\/i> (personale tenuta al \u201cNational History Museum &#8211; Bulevardi Zogu I\u201d, di Tiran\u00eb, 2018; testo di Flavia Alaimo) l\u2019urto delle frontiere in una contemporaneit\u00e0 ove il nomadismo, le tragiche fasi delle migrazioni sono elementi che mettono in discussione la dimensione globale del<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>pianeta, acuendo le differenze. E gli acrilici su tela e juta di Ziganoi (<i>Naviganti perduti<\/i>; <i>Itaca<\/i>; <i>Salto nel buio<\/i>; <i>Esche<\/i>; <i>Nudi e crudi<\/i>; <i>Painting people<\/i>; <i>Correnti sbagliate<\/i>), privati dalle cornici, mantengono e includono in s\u00e9 tutte le spezie estetiche cui s\u2019\u00e8 fatto cenno e, allo stesso tempo, esprimono quella tensione sociale desiderosa di trasferire e selezionare criticamente, nella confezione del dipinto, quei valori artigianali ritenuti pi\u00f9 pertinenti alla propria vocazione estetica. Il riferimento alla dimensione socio-estetica di Georg Simmel vige proprio in quell\u2019affermazione del critico nel porre l\u2019accento come \u00abil carattere delle cose dipenda in ultima istanza dal fatto che siano un intero o una parte\u00bb; ci\u00f2 \u00e8 affermato in \u201cForme del visibile-La cornice\u201d, dove tale perimetro, cio\u00e8 la sua \u201cunit\u00e0 di elementi particolari\u201d, \u00e8, per il sociologo berlinese, separata in quanto \u00e8 vista quale \u2018mondo a s\u00e9\u2019, \u00abluogo di una continua esosmosi ed endosmosi con l\u2019esterno\u00bb. Nell\u2019opera, per\u00f2, si riflette una \u00abassoluta chiusura\u00bb ed una \u00abdifesa nei confronti dell\u2019esterno \u2026 sintesi unificante nei confronti dell\u2019interno\u00bb, e dove, per Simmel, la \u00abprestazione della cornice nell\u2019opera d\u2019arte \u00e8 di simboleggiare questa duplice funzione del suo limite rafforzandola\u00bb. Su tale interessante concetto in cui la cornice, o il chiudere il perimetro creativo, non sia mera superfetazione, n\u00e9 tanto meno una coercitiva esclusione, visto che essa si comporta come una membrana semipermeabile capace di utilizzare tutti i nutrienti dall\u2019esterno, si consolida l\u2019idea che serva, comunque, ad incrementare la potenzialit\u00e0 espressiva del contenuto linguistico dell\u2019opera.<\/p>\n<p>Oggi, l\u2019esempio di Ziganoi accenna a una necessaria osmosi con quanto ci circonda, in quanto facciamo parte di un <i>umwelt<\/i>, vale a dire di un \u2018ambiente\u2019 con il quale interagiamo, che \u00e8 produttore di intersezioni, percezioni, modulando il \u2018corporeo\u2019 e il \u2018mentale\u2019. Liberare la tela, egli afferma, nel nostro momento storico, significa anche simboleggiare e rafforzare l\u2019eluizione, il mescolamento di umori. Avviare quelle forme alte di meticciato che divaricano gli spazi della cultura e del mito, veri e propri monoliti delle solari civilt\u00e0 mediterranee.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row][vc_row padding_top_multiplier=&#8221;3x&#8221; padding_bottom_multiplier=&#8221;3x&#8221; columns_gap=&#8221;none&#8221; desktop_visibility=&#8221;hide&#8221; tablet_visibility=&#8221;hide&#8221; tablet_sm_visibility=&#8221;hide&#8221;][vc_column content_width=&#8221;90&#8243; horizontal_content_position=&#8221;center&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;2\/3&#8243; vertical_content_position=&#8221;bottom&#8221;]<h1 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h1\" style=\"\"><span>Dentro il mio occhio,\u00a0il gioco<\/span><\/h1><h2 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h2\" style=\"\"><span>di <em>Aldo Gerbino<\/em><\/span><\/h2>[\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_column_text]<\/p>\n<p class=\"citazione\" style=\"font-size: 10px; text-align: left;\"><em>Rotondit\u00e0 canora dei miei sensi, senza alti n\u00e9 bassi,<\/em><br \/>\n<em>come le immagini pastose di quelle VELE fatte per na-<\/em><br \/>\n<em>vigare tutte dentro il mio occhio<\/em><br \/>\n<em>(e nei fiori variopinti del cervello)<\/em><br \/>\n<em>[Guglielmo Jannelli, da L\u2019arcobaleno dei miei sensi, 1926]<\/em><\/p>\n<p>[\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner]<div class=\"eut-empty-space eut-height-2x\" style=\"\"><\/div><h3 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h3\" style=\"\"><span>Un quadro d\u2019insieme<\/span><\/h3>[vc_column_text]Il cromodinamismo insito ed espungibile dalle <i>Optische Poesie<\/i>, nutrite dall\u2019intelletto pluri-immaginifico dell\u2019<i>extravagante<\/i>, quanto fantasioso precursore, il tedesco Oskar Fischinger (1900-1967), sembra inconsapevolmente raccolto dalla struttura segnica di Ziganoi (alias Ignazio Cammalleri). Egli si accosta a tale dispositivo intellettuale con la sua circolarit\u00e0 di marchi, di efflorescenze pigmentarie, d\u2019involucri e intrecci, tutti oggetti visivi pensati in movimento e che non soddisfano a pieno, o almeno non acquietano, il suo <i>furor<\/i> creativo; una tensione del \u2018fare\u2019 capace di consegnarci una continua, non aggressiva, fisiologia germinante. Un bergsoniano <i>\u00e9lan vital<\/i> indirizzato verso un\u2019ossessivit\u00e0 dell\u2019espressione geneticamente connaturata, dedicata a quella cifra esemplare aderente alla linea, ad una geometria \u2013 potremmo dire con toni declamatori \u2013 straziata dal tentativo volto ad una possibile agenesia della forma, bench\u00e9 essa sia destinata ciclicamente a ritornare. Linee, attraversamenti, intrecci, stie, spezzature, fanno della visione di Ziganoi il suo substrato di solidit\u00e0, una vitale giustificazione proprio in virt\u00f9 di quel custodire, riconsegnare \u2013 nel suo percorso evolutivo \u2013 l\u2019icona collocata sulla soglia di riflessione: esemplare sponda su cui disporre gli anni di un faticoso processo maieutico.<\/p>\n<p>I magnetismi rilasciati da quest\u2019artista sembrano guidarci verso la necessaria perentoriet\u00e0 del gesto e, non a caso, della sua componente ludica, in una sorta di imbrigliamento del flusso operativo, in quelli che sono i punti giunzionali di ogni inequivocabile quotidiano conflitto, sempre alla ricerca di un bilanciamento naturale legato alla dimensione delle cose, e, contemporaneamente, al fragile temperamento che le cose, a modo loro, ci restituiscono. Una visione che incontra, almeno per alcuni aspetti e in modo tangenziale, quel \u201cRacconto la societ\u00e0 con la casa, la famiglia\u201d \u2013 dichiarazione di poetica dello spagnolo Mateo Mat\u00e9 (Galleria Nazionale di Roma, 2020) \u2013 dove si parla di \u201cnazionalismo domestico\u201d, anti-globalizzante, in cui si riflette e s\u2019irraggia comunque il desiderio di un\u2019interezza sociale, senza obliare le identit\u00e0, per una civilt\u00e0 intinta in quello smalto tolstoiano del villaggio\/mondo. Ed anche, e non potrebbe essere altrimenti, Ziganoi racconta di un ordine parallelamente mosso e articolato in quella geocultura del quotidiano in cui la materia, di cui son fatte le cose che ci circondano, ci viene consegnata, parcellizzata, nella caldaia comune della sostanza, ricca di quelle parole delle quali ci serviamo al fine di un riconoscimento, d\u2019una possibile attrazione sentimentale.<\/p>\n<p>D\u2019altronde \u00e8 Takis Varvitziotis a rilevare, in un suo verso tratto da <i>I fili della Vergine<\/i>,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>come \u00abnoi nominiamo le cose per salvarle dalla morte\u00bb; in tale maniera queste evenienze sono, soprattutto, il tentativo di rileggere il riflesso degli oggetti, a volte veri e propri fossili della civilt\u00e0 domestica, accogliendo proprio da essi gli interrogativi, gli enigmi che persistono nelle nostre azioni. Un intreccio capace di compensare il nostro linguaggio, nel ricostruire e rilevare l\u2019archetipo che sottost\u00e0 a ogni gesto, ad ogni macchina che produciamo e che traduce gli oggetti in pr\u00f2tesi delle nostre mani, del nostro stesso pensiero, modificando ed estendendo la qualit\u00e0 del nostro sensorio.<\/p>\n<p>Il percorso attuale di Ziganoi apre tutti i versanti della sua ricognizione nella continua pratica del mondo accessibile, e, allo stesso tempo, indagandolo nell\u2019astrazione, in quel suo intrigo soltanto in apparenza solitario.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Tale suo mondo della rappresentazione si dispone quale sostanza primaria che ha fatto della percezione la propria ragione creativa. Il cammino affrontato sembra condurlo verso approcci sinestetici tra terra e spazio, accompagnati dall\u2019avvolgente rullio del piano comportamentale. C\u2019\u00e8 da notare come il paesaggio degli oggetti, nelle plurime morfologie di Ziganoi, si relazionino lentamente con una costruenda poetica nella quale, abbandonando le linee che furono storicamente della \u201cnuova figurazione\u201d, e con un sollecito attingere ai moduli pertinenti della frammentazione del simbolo e soprattutto dell\u2019astrazione gestaltica, si rivelano come percorsi indefettibili, proprio in virt\u00f9 dell\u2019impegno primario della loro dinamica interiore. Condizioni, queste, che sono sostenute dall\u2019intensit\u00e0 consapevole di tracciati, e di quell\u2019affollarsi dei corpi geometrici articolati, particolarmente, anche nella loro essenziale qualit\u00e0 tonale. Un procedere che insiste sulle sue necessarie visioni, le quali, sempre pi\u00f9 vanno qualificando un personale linguaggio posto al servizio d\u2019una ricorrente immagine poetica. I segni di tale forza, riversata nel diorama delle proprie invenzioni (e fuori dalla logica descrittiva), connotano figure capaci di affidarsi alla conflagrazione dei vari elementi del postmoderno per quel tanto che si renda sufficiente a prendere distanza dallo stereotipo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Su tale versante si registra uno spessore pittorico arricchito dalla cultura figurativa di base, non obliata, n\u00e9 tanto meno deplorata, per quel mantenere nella dovuta considerazione le puntuali emersioni iconiche che puntellano il proprio destrutturato linguaggio. Per Ziganoi ci\u00f2 si pone come crescita del suo lessico sempre ben nutrito dall\u2019osservazione riflessa dal mondo visionario, poi sceso nelle fratture impervie della realt\u00e0, tanto che in ogni momento esso ci appare quale condizione emozionale, empatica: una costante utile presenza al progredire del proprio registro comunicativo. Il desiderio di avvertire e potenziare l\u2019abbandono delle effigi, pur trattenendo a s\u00e9 il senso raffigurativo, certo meno intimo delle cose, gli consente di ricodificare la ricerca pi\u00f9 attuale della sua pittura. In queste tele, in queste sue carte, fluisce senza interruzione la proiezione della sostanza dell\u2019agire e dello stare in cui, appunto: il luogo, la casa, l\u2019ambiente pi\u00f9 prossimo al vissuto giornaliero circondano e coinvolgono la storia personale, la memoria, tutte quelle prensili esigenze rese attive dalle sostanze del vivere e dalla volont\u00e0 di una energica rappresentazione.<\/p>\n<p>Queste proiezioni sprigionate nelle atmosfere dell\u2019<i>\u00f3ikos<\/i>, ma non per questo meno avvinte alla tangibilit\u00e0 della terra, si materializzano nel gioco dei colori, con la vivacit\u00e0 impulsiva mescolata, e non sottratta, ad un nervoso \u2018tattilismo\u2019 disperso tra il nostro corpo e il tracciato dei viluppi cromatici; esse per altro affollano la materia senza soffocarla, infarcendola con i lembi gioiosi della realt\u00e0. Ci si attesta in quell\u2019ambito offerto dall\u2019attrito che d\u2019improvviso si elide nell\u2019incontro delle luci, percependo quanto, in un <i>continuum<\/i>, gi\u00e0 viva in noi. <span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>In questo cerchio di possibilit\u00e0 espressive maturate nel lavoro di Ziganoi, prende corpo la sua odierna ricerca, dipanata da un involucro che attinge con le sue radici al mondo dell\u2019infanzia e a quel format della fanciullezza perenne che trova alimento durante il corso dell\u2019esistenza, in ogni momento e in ogni luogo. Una costante tensione affiancata, indefettibilmente, alla natura del segno raccolto e aggrumato nella sua pienezza polisemica, sospinto da uno spontaneo vigore affinch\u00e9 possa essere sotteso in una cerniera di moduli compositivi disposti per atemporali ambienti domestici, o nello scorrere di un\u2019introspezione spirituale. In questi luoghi creativi la geometria si trasforma in ritmo, abbandona l\u2019urgenza ornamentale, anzi la sfalda, la sopprime, a volte la dilata o le assegna un\u2019amplificazione inaspettata. Una rappresentativit\u00e0 della forma tradotta e vestita dell\u2019idea dell\u2019<i>umwelt<\/i>; affinch\u00e9 venga mostrata nel suo viluppo di sollecitazioni percettive sfociate, pi\u00f9 che nel contrasto dei pigmenti, nell\u2019interfaccia di linee e segni risoluti. Tali elementi si compattano in assemblaggi di corpi confinanti: oggetti che protrudono dalla memoria, dall\u2019idea del tatto, dall\u2019olfatto, dai sensi poich\u00e9 esse stessi appaiono come materia ineffabile dell\u2019esistenza.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Sono segnali rilevabili in spaziali e attorte linee, in rettangoli sfumati, in cerchi, nell\u2019esuberante flessione di colori essenziali, nell\u2019eterea disposizione di emotivit\u00e0 ottica nella quale il dominio par essere legato alla disposizione casuale, insubordinata alla stessa ragione e, pur \u2018essa stessa\u2019, ragione di un ordine coscienziale perentorio. Eppure tale disposizione di materiali iconici, offerti allo sguardo e alla mente, matura con lentezza in simboli ornamentali, ma di un ornamento affiliato all\u2019atmosfera del momento, senza particolari edulcorazioni, senza affettate disponibilit\u00e0 della composizione. Il tutto diventa allora denominatore comune della molteplicit\u00e0 del visibile, forme evocate da un vissuto armonico e speziato dalla leggerezza linguistica; una centralit\u00e0 d\u2019immagini votate all\u2019intima riflessione, spiralizzate e attratte dall\u2019insistito quanto ordinato mulinello dei desideri, dei ricordi, in un certo senso da un vago sapore nostalgico.<\/p>\n<p>In tale succo non manca agli oggetti la possibilit\u00e0 di trasformarsi da icone in simboli (nell\u2019accezione di Peirce), per poi arricchirsi, grazie alla loro iterazione di scritture a volte asemiche, in stimolanti \u2018non sense\u2019 capaci di<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>autogenerarsi. In tale complesso sistema il gioco si fa allora pi\u00f9 probante alla propria ricerca figurativa, mai assorta su se stessa, bens\u00ec si apre a soluzioni dinamiche capaci di stravolgere lo scenario rappresentativo.[\/vc_column_text]<div class=\"eut-empty-space eut-height-2x\" style=\"\"><\/div><h3 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h3\" style=\"\"><span>Percorsi<\/span><\/h3><h4 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h4\" style=\"\"><span><em>Ritmi e asemie<\/em><\/span><\/h4>[vc_column_text]Col differenziarsi del percorso creativo, Ziganoi attinge ad una istintualit\u00e0 diremmo pascoliana, in quanto abbandonata a schemi d\u2019azione totalmente immersi nella dimensione fanciullesca, nella ricostruzione della memoria accesa col fuoco della curiosit\u00e0 e che insiste sul piano della conoscenza elaborando delle strategie votate<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>all\u2019azione. In tale gestualit\u00e0 si esprime e si comprime la parte primaria del percorso di Ziganoi, il suo procedere che insiste sulla condensazione di figure euclidee \u2013 il quadrato il triangolo \u2013 le quali vengono infisse sulle superfici per<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>supporti variabili: dalle tele alle tavole ai tessuti, riconoscendo, nella molteplicit\u00e0 delle materie, una necessaria espressione del registro tattile e visivo. Tali simboli geometrici si attestano su altri segni di arresto: punte di frecce, cerchi impropri che riportano ad una linguistica biologica in cui le icone raccontano di una identit\u00e0 specifica, di una narrazione della loro genesi e della loro capacit\u00e0 di metamorfosare. Altre volte, a poco a poco, tali elementi si vanno come screpolando, disgregando. Allora le linee s\u2019intersecano, si frammentano, creando grovigli, agglomerati, agglutinazioni ora di colore ora di segmenti.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>La geometria diventa, quindi, il frammento, il coagulo, perpetuandosi in un\u2019esigenza di astrazione gestuale (in quella vasta area novecentesca dell\u2019 \u201caction painting\u201d che ancor oggi riflette i suoi bagliori) e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>imprimendosi nel testo primario del racconto pittorico. Altre volte le linee si aggregano in un quaderno di sottili e insistenti tralicci: una tessitura o una pettinatura monocromatica alternata ad agglomerati pigmentari in cui i colori di base si fanno pedana essenziale alla stabilit\u00e0 del vissuto pittorico. In altri casi questo suo tardivo e ricreato espressionismo astratto si va addensando in grosse zolle cromatiche compattate, quasi emergenti dalla tela, impossibilitate alla fuga, ma non per questo limitate nel loro progetto evoluzionistico, giacch\u00e9 Ziganoi, ora ci dice della frammentariet\u00e0 di tali morfologie, destinate a trascorrere tempi e modi legati all\u2019istinto esacerbato per un orizzonte sempre in <i>progress<\/i>. In altri momenti di questa fase incipitaria e, allo stesso tempo, d\u2019<i>imprinting<\/i>, proprio nell\u2019approccio determinante del suo tragitto creativo, i segni si ipertrofizzano, diventano corpose virgole cromatiche, per assestarsi su paesaggi linguistici asemici che, ora col colore blu ora col rosso, trascrivono pagine in cui il significato scorre sul filo dell\u2019atonia, del respingimento di ogni proporzione logica, lasciando il tutto ad una collocazione mentale a carattere archetipico attinta dal caos. Un\u2019asemia che produce, comunque, argomenti su cui destinare la propria dimensione futura del dipingere.[\/vc_column_text]<div class=\"eut-empty-space eut-height-1x\" style=\"\"><\/div><h4 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h4\" style=\"\"><span><em>Morfologie plurime<\/em><\/span><\/h4>[vc_column_text]La dimensione intermediaria che connette il lavoro precedente alla ricerca che segue, si configura in un attestato di lingua e pigmenti costituito e rafforzato da un paesaggio insistentemente euclideo, un ribaltamento delle tessiture ancor pi\u00f9 con zolle geometriche come disidratate, incrociate, pronte a costituire, anche con la presenza di forme tubulari, aspetti di composizione eterogenea e alla ricerca di un rinnovato assetto dinamico.<\/p>\n<p>Un comparto espressivo in cui viene denunciata da Ziganoi la continua e attenta riflessione sulla forma e sulla sua dissoluzione, nonch\u00e9 sulla sua ricostituzione arricchita da nuovi suggerimenti, di ulteriori ornamenti ceduti, nella forma di apparizioni, allo spazio visivo e poi ricatturati.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>[\/vc_column_text]<div class=\"eut-empty-space eut-height-1x\" style=\"\"><\/div><h4 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h4\" style=\"\"><span><em>Divertissement. Gioco umano<\/em><\/span><\/h4>[vc_column_text]Uomo, animali, oggetti ora son pronti ad una convergenza interattiva, a molteplici intersezioni, e questo recente processo assaporato dall\u2019Autore riconosce come meccanismo propulsore il <i>ludus<\/i>, l\u2019assunzione di un magnetismo affidato al <i>divertissement<\/i> volto ad una funzione liberatoria, quasi terapeutica. Il catalogo \u00e8 vario, vorticosamente affollato di grafemi, figurine dal gusto informale, miniaggregati di lettering, forme zoomorfe in un\u2019esecuzione infantile, simbolicamente efficaci, funzionali alla creazione di una vera e propria camera della fantasia in cui il gioco costituisce il concime attivo, dinamico dello sviluppo per una cognizione sempre pi\u00f9 avanzata sul valore della conoscenza, sul significato della percezione. Tra segni diacritici, grafemi, allografi, abbozzi e schizzi, emerge un\u2019accennata grafematica che ci riporta anche ad una pur vaga paesaggista fonica, simboli matematici di Harriot, tocchi botanici, interpunzioni. Un tutto che trova la sua origine, ancora come in precedenza, da un caos primitivo, raccolto in una visiva \u2018vita organica\u2019, ora dentro <i>silhouette<\/i> antropomorfe o di oggetti abbozzati e disposti in accennate nature morte poste sopra metafisiche superfici, fino a stilizzarsi in minuscole fiammelle dai contorni umani o in tremuli candelabri appena immersi in una sostanziale fluidit\u00e0. Poi, di colpo, con il procedere della ricerca, ogni cosa s\u2019irrigidisce similmente ai processi di organicazione, come se l\u2019artista incorporasse elementi chimici nuovi favorendo nei suoi lavori una pi\u00f9 evidente e materiata trasformazione.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Ed ecco che i piani morfologici si arricchiscono di una visibilit\u00e0 perentoria: ritornano i segni gi\u00e0 osservati, ma disposti in un piano spaziale geometrico, come cristallizzato, dai colori marcati, contrassegnati da evidenti interpunzioni e incomplete forme euclidee. Ma il gioco non si esaurisce: i piani, prima accennati, ora si caricano di fiocchi puntiformi, granulazioni, ridotte forme bastoncellari dimodocch\u00e9 ogni simbolo possa navigarvi all\u2019interno; essi si scontrano, interagiscono, creano una sorta di manifesto globale ridiventato una icona, una traccia che afferma una rinnovata poetica, un ludico approdare in un gioco umano incapace di arrestarsi mentre lampeggiano immagini di piumati esserini volanti, masse dense di materiali astratti, indecifrati frammenti cosmici. Un ammiccare, senza tradire il mandato espressionistico, all\u2019impronta pubblicitaria, ai messaggi legati all\u2019emoticon, in una tipologia di segnali che oggi popolano globalmente il cosmo digitale.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span>[\/vc_column_text]<div class=\"eut-empty-space eut-height-2x\" style=\"\"><\/div><h3 class=\"eut-element eut-title eut-align-inherit eut-h3\" style=\"\"><span>Corollari<\/span><\/h3>[vc_column_text]Il desiderio incoercibile di libert\u00e0 che caratterizza il segmento pi\u00f9 attuale del lavoro di Ziganoi sembra centrato sull\u2019impulso di affrancarsi da ogni imperio atto a costringere il movimento espressivo, l\u2019incapacit\u00e0 a sopportare, come in <i>Paint the peoples, Nudes and Raw<\/i> (personale tenuta al \u201cNational History Museum &#8211; Bulevardi Zogu I\u201d, di Tiran\u00eb, 2018; testo di Flavia Alaimo) l\u2019urto delle frontiere in una contemporaneit\u00e0 ove il nomadismo, le tragiche fasi delle migrazioni sono elementi che mettono in discussione la dimensione globale del<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>pianeta, acuendo le differenze. E gli acrilici su tela e juta di Ziganoi (<i>Naviganti perduti<\/i>; <i>Itaca<\/i>; <i>Salto nel buio<\/i>; <i>Esche<\/i>; <i>Nudi e crudi<\/i>; <i>Painting people<\/i>; <i>Correnti sbagliate<\/i>), privati dalle cornici, mantengono e includono in s\u00e9 tutte le spezie estetiche cui s\u2019\u00e8 fatto cenno e, allo stesso tempo, esprimono quella tensione sociale desiderosa di trasferire e selezionare criticamente, nella confezione del dipinto, quei valori artigianali ritenuti pi\u00f9 pertinenti alla propria vocazione estetica. Il riferimento alla dimensione socio-estetica di Georg Simmel vige proprio in quell\u2019affermazione del critico nel porre l\u2019accento come \u00abil carattere delle cose dipenda in ultima istanza dal fatto che siano un intero o una parte\u00bb; ci\u00f2 \u00e8 affermato in \u201cForme del visibile-La cornice\u201d, dove tale perimetro, cio\u00e8 la sua \u201cunit\u00e0 di elementi particolari\u201d, \u00e8, per il sociologo berlinese, separata in quanto \u00e8 vista quale \u2018mondo a s\u00e9\u2019, \u00abluogo di una continua esosmosi ed endosmosi con l\u2019esterno\u00bb. Nell\u2019opera, per\u00f2, si riflette una \u00abassoluta chiusura\u00bb ed una \u00abdifesa nei confronti dell\u2019esterno \u2026 sintesi unificante nei confronti dell\u2019interno\u00bb, e dove, per Simmel, la \u00abprestazione della cornice nell\u2019opera d\u2019arte \u00e8 di simboleggiare questa duplice funzione del suo limite rafforzandola\u00bb. Su tale interessante concetto in cui la cornice, o il chiudere il perimetro creativo, non sia mera superfetazione, n\u00e9 tanto meno una coercitiva esclusione, visto che essa si comporta come una membrana semipermeabile capace di utilizzare tutti i nutrienti dall\u2019esterno, si consolida l\u2019idea che serva, comunque, ad incrementare la potenzialit\u00e0 espressiva del contenuto linguistico dell\u2019opera.<\/p>\n<p>Oggi, l\u2019esempio di Ziganoi accenna a una necessaria osmosi con quanto ci circonda, in quanto facciamo parte di un <i>umwelt<\/i>, vale a dire di un \u2018ambiente\u2019 con il quale interagiamo, che \u00e8 produttore di intersezioni, percezioni, modulando il \u2018corporeo\u2019 e il \u2018mentale\u2019. Liberare la tela, egli afferma, nel nostro momento storico, significa anche simboleggiare e rafforzare l\u2019eluizione, il mescolamento di umori. Avviare quelle forme alte di meticciato che divaricano gli spazi della cultura e del mito, veri e propri monoliti delle solari civilt\u00e0 mediterranee.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row padding_top_multiplier=&#8221;3x&#8221; padding_bottom_multiplier=&#8221;3x&#8221; columns_gap=&#8221;none&#8221; mobile_visibility=&#8221;hide&#8221;][vc_column content_width=&#8221;65&#8243; horizontal_content_position=&#8221;center&#8221;][vc_row_inner][vc_column_inner width=&#8221;2\/3&#8243; vertical_content_position=&#8221;bottom&#8221;][\/vc_column_inner][vc_column_inner width=&#8221;1\/3&#8243;][vc_column_text] Rotondit\u00e0 canora dei miei sensi, senza alti n\u00e9 bassi, come le immagini pastose di quelle VELE fatte per na- vigare tutte dentro il mio occhio (e nei fiori variopinti del cervello) [Guglielmo Jannelli, da L\u2019arcobaleno dei miei sensi, 1926] [\/vc_column_text][\/vc_column_inner][\/vc_row_inner][vc_column_text]Il cromodinamismo insito ed espungibile dalle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-714","page","type-page","status-publish","hentry"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v17.3 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Dentro il mio occhio, il gioco - Aldo Gerbino - Ziganoi<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.ziganoi.it\/lumanogioco\/dentro-il-mio-occhio-il-gioco-aldo-gerbino\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Dentro il mio occhio, il gioco - Aldo Gerbino - Ziganoi\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[vc_row padding_top_multiplier=&#8221;3x&#8221; 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